Picerno e Gravina

24.03.2025 09:00 di  Claudio Nassi   vedi letture
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Picerno e Gravina

Penso che Gravina abbia ringraziato a più riprese Pier Luigi Picerno per tutte le volte che Lady Radio ha affrontato il problema "palle inattive". Certamente dall'inizio di "Stazione di Sosta", che data maggio 2012. Siamo arrivati al 40% dei gol che nascono da calci d'angolo, punizioni dirette e rigori. Se un allenatore non lo sa, né la Scuola di Coverciano ha docenti all'altezza del compito, non rimane che Lady Radio. La cosa triste è che neppure l'allenatore della Nazionale conosce questa statistica. Non ce ne dovrebbe essere bisogno, dal momento che ogni settimana la tv regala esempi, ma poiché fare il tecnico è il mestiere più difficile del mondo e che, se uno avesse le doti che occorrono, potrebbe fare il Presidente degli USA, non rimane che perdonare.

Tuttavia, se dico da sempre che gli emolumenti di allenatori top sono un non senso, se il più bravo è quello che non fa danni, se i vecchi saggi dicevano che la miglior formazione la mettevano in campo il medico sociale e il Giudice Sportivo, se in passato in Spagna li chiamavano maleteros, portabagagli, e se Indiani, concittadino di Spalletti, che sta vincendo il campionato numero 11 in Serie D con il Livorno, non è inferiore al C.T. e a tanti altri, viene da ridere.

Questo fino a sabato, quando leggo sulla "rosea" che otto degli ultimi nove gol subiti dalla Nazionale nascono da calci piazzati. Capello, intervistato, dice che coi tedeschi è una questione di centimetri, poi parla di atteggiamento e di come si marca. L'Italia soffre, bisogna lavorarci. "Mancano quelli come Acerbi". Picerno non potrà più tacere e a Gravina dirà che marcare a zona sui piazzati è follia, che le marcature vanno studiate, che sugli angoli occorre mettere uno davanti a chi calcia, che sul palo deve stare uno, che aveva ragione Boskov quando diceva che, con l'avvento della zona, gli allenatori non avrebbero più perso tempo a studiare le marcature. Chiuderà con l'ultimo consiglio: "Gabriele, attento, rischiamo di non andare al terzo Mondiale".

Poi si lascia andare ad alcune considerazioni. Alla scritta della Duke University: "Nessuno di noi può essere forte come tutti noi messi insieme" e sdrammatizza con Vince Lombardi: "Non abbiamo perso la partita, è solo scaduto il tempo". Basterà buttare in fallo per non affondare il coltello nella piaga? Sarebbe triste il terzo flop della Nazionale, ma non spira un buon vento. 

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